venerdì 2 dicembre 2011

Indipendence day: lo spettacolo asiatico


La  Festa Nazionale dell'Indipendenza si svolge ogni anno a Singapore in un tripudio di parate, luci e colori e rappresenta la massima espressione della fierezza e dell'orgoglio nazionale del popolo asiatico.
Sulla città convergono visitatori provenienti da ogni parte del mondo per osservare uno spettacolo alla cui realizzazione intervengono migliaia di operatori: coreografi, ginnasti, costumisti, pirotecnici, tecnici audio e video, oltre ad un numero imprecisato di volontari.
Questo timelapse riprende l'intero evento di quest'anno, dalla notte precedente alla festa, tutta un brulicare di attività e scie luminose sullo sfondo della moderna grandiosità della zona portuale, sino al momento conclusivo dei fuochi artificiali, davvero spettacolari, che illuminano a giorno il paesaggio.







Singapore Timelapse and National Day Parade 2011 Fireworks from Repro on Vimeo.

mercoledì 30 novembre 2011

Nei passanti di Ormaechea scorrono storie e suggestioni


Il graphic designer spagnolo Nacho Ormaechea con una serie di fotomontaggi intitolata "Street Memories" compie una sorta di esplorazione delle memorie in ambiente urbano; un insieme di ritocco digitale, fotografia e soggettiva interpretazione dei personaggi incontrati per strada, che Ormaechea svuota e parzialmente ripopola con stralci fotografici di still life alimentari, cartelloni pubblicitari, paesaggi.
La scelta dell'immagine inserita deriva da un processo che l'autore definisce sentimentale, come afferma in una sua presentazione: "Ogni immagine viene da un sentimento, un'idea che mira a provocare una reazione nella mente dello spettatore. Questa reazione è probabilmente diversa dalla mia, si nutre di diversa provenienza e storie personali. I miei personaggi, soggetti anonimi della strada, sono specchi che riflettono il mio stato mentale, così come quello di chi osserva la mie immagini ".
Sul sito di Nacho Ormaechea potete vedere una panoramica completa dei suoi lavori.





lunedì 28 novembre 2011

Guardare e muoversi "a tempo di tablet"



"I Look & Move" è interamente girato a Mosca, perchè gli autori Constantine Konovalov e Irina Neustroeva misteriosamente considerano questa location come la più corrispondente allo spirito del filmato, salvo poi lamentarsi - nella presentazione del lavoro -  del cattivo stato delle onnipresenti pavimentazioni, la cui correzione ha richiesto diversi interventi grafici.

Costituito da 1072 immagini, questo stop motion racconta in un minuto e mezzo una camminata che si svolge con modalità dinamiche più vicine all' universo "tablet" che al mondo reale;  i piedi "protagonisti" agiscono sul pavimento come su un touch screen. Qualcosa di simile  avveniva anche nel precedente video di Konovalov,  "DRINKme-EATme-READme",  in cui un vero libro veniva letto come un e-book e poi riposto su uno scaffale virtuale.
In un modo vivace e divertente Konovalov ci mostra ancora un mondo alla rovescia, che suscita interpretazioni diverse .
La prima, assolutamente personale, registra che l'irreale appare sempre più naturale, metabolizzato. A sembrare fuori posto è la persona, rappresentata unicamente dalle sue appendici funzionali, piedi o mani che siano, che è poi quanto basta per spostarsi e attivare i devices.
 La seconda intrepretazione decisamente più positiva è quella degli autori, che con il video intendono semplicemente rappresentare "le persone capaci di ribaltare questo mondo, cambiare qualcosa, costruire qualcosa, creare qualcosa e fare qualcosa che lasci un segno"
Il Generale De Gaulle osserverebbe: "Vasto programma!"





I LOOK & MOVE from Constantine Konovalov on Vimeo.


Making Of "I LOOK & MOVE" from Teeter-Totter-Tam on Vimeo.

venerdì 25 novembre 2011

La meta è vicina


Un uomo termina di lavorare, raccoglie le sue cose, spegne la luce ed esce dall'ufficio.
Sulla sua scrivania un gioco da tavolo, un robottino dall'espressione triste, si anima rivelando la propria aspirazione ad evadere dal buio del locale, per raggiungere le coste del Pacifico. Aiutato dagli altri oggetti presenti nella stanza e dal sostengno degli "effetti speciali" fornito dalle lampadine raggiungerà il suo sogno nell'unico modo possibile: utilizzando Google Streetviews.
L'idea è divertente, il robottino dolcissimo. Il video è realizzato in stop-motion da Tom Jenkins, direttore della società inglese The Theory (specializzata in film e video produzione), le musiche sono della Cinematic Orchestra.




Address Is Approximate from The Theory on Vimeo.

mercoledì 23 novembre 2011

Gruppo di famiglia in un esterno


Attraverso il fotomontaggio Jackson Patterson esplora il lato narrativo che emerge dalla relazione tra soggetto e spazio, sia esso fisico o temporale. Combinando scatti personali, testimonianze dall'album di famiglia e suggestivi paesaggi l'autore rivisita la propria storia familiare, che è quella di numerosissime famiglie migrate ad ovest in cerca di lavoro a partire da fine 800.

Da queste composizioni affiorano storie di perseveranza, orgoglio, di vita e di morte. Sono storie umane intrecciate a un paesaggio maestoso, perchè Jackson, nato e cresciuto in Arizona, ha sviluppato una singolare sensibilità nel riprendere l'austera bellezza del deserto. Su questo insolito background si sovrappongono ritratti e scene domestiche in un curioso contrasto tra intimità e sconfinatezza.
La curiosità artistica e personale hanno portato Jackson in giro per Stati Uniti, Messico, Sud America e Europa, ma è nel West americano, a cui sempre ritorna, che trova lo scenario più consono alla propria espressività.
Premiato con un MFA dal San Francisco Art Institute ha esposto in prestigiose gallerie statunitensi. Il suo lavoro è inserito nella Raccolta Paolo Sacco al SF-MOMA. Attualmente è docente presso l'Accademia Art University, la San Francisco Photo Center e il San Francisco Art Institute per il programma ACE.





Visitate il sito di Jackson Patterson per una più ampia panoramica del suo lavoro.

lunedì 21 novembre 2011

Grozny: nove città


Con il loro evocativo audio slide-show dedicato alla capitale cecena devastata dalla guerra, Olga Kravets, Maria Morina e Oksana Yushko hanno vinto quest'anno il "Lens Culture International Exposure Awards" per la categoria multimedia.

Il loro progetto prevede una realizzazione multipiattaforma, il cui risultato consiste in una proiezione  multischermo della durata di 10 minuti e una mostra costituita da installazioni multimediali e stampe fotografiche. A questa seguirà un libro e un web-documentario, che sarà lanciato prima dell'anniversario dell'inizio della prima guerra cecena.

La città di Grozny, che dà il titolo al progetto video è attualmente un'amalgama di culture differenti che sta cercando di superare il trauma della guerra e di trovare un'identità attraverso i valori tradizionali ceceni, le tradizioni musulmane e la globalizzazione.
Il progetto si ispira al romanzo Theophilus North di Thornton Wilder, il cui tema centrale si basa sull'idea di nove città nascoste in una sola. Partendo da questo concetto si esplorano gli aspetti specifici delle conseguenze delle due guerre cecene, considerati come "livelli" nascosti all'interno di Grozny.

La prima città è quella che ha cessato di esistere con la guerra, dove i leader e gran parte della popolazione sono morti, imprigionati o fuggiti; la città che vivrà sempre al passato, il suo nome sempre preceduto dalle parole "prima che la guerra…".
La seconda città è quella della guerra stessa, in cui gli attentati terroristici e la violenza sono una sorta di rumore di sottofondo per gli abitanti locali.
La terza città è quella della religione: Kadyrov in Cecenia è in fase di islamizzazione totale.
Gli uomini e le donne sono i protagonisti della quarta e della quinta città. Le donne alla scoperta di un nuovo ruolo per sè stesse, spesso dovendo assumersi il carico di famiglie in cui è venuta a mancare la figura maschile. E dopo di loro gli uomini, decisi a non ripetere il passato e a ritrovare il loro ruolo nella società.
Le vittime della guerra, quelle dell'etnia che ha perso e coloro che sono sfruttati dalla classe dirigente formano la sesta città: la città dei servi.
La settima città è la città del denaro, del petrolio e degli interessi per cui la gente combatte.
L'ottava città è la città degli stranieri, di coloro che sono "fuori posto", siano essi visitatori occasionali o cittadini travolti dai mutamenti politici, come l'etnia russa.
La nona città è quella della gente comune e dell'aspirazione alla normalità, dopo 15 anni di guerra.

Cliccate qui per saperne di più sul progetto completo "Grozny: Nine Cities" e sui suoi autori.





Per vedere l'audio slide-show Nine Cities andate questo link, direttamente su Vimeo: gli autori hanno disattivato la funzione di embedding e quindi non abbiamo potuto incorporarlo nel nostro post.
Di seguito vi proponiamo un'anteprima della durata di due minuti.


Grozny: Nine Cities, short selection from Maria Morina on Vimeo.

venerdì 18 novembre 2011

Raffaele Moretti e I Racconti della Panchina


Abbiamo "incontrato" Raffaele Moretti su repubblica.it dove il tuo progetto fotografico "I Racconti della Panchina" è stato presentato con 30 scatti ma poche parole (questo il link all'articolo). Abbiamo trovato il suo lavoro pieno di poesia, ci ha veramente colpito. Così abbiamo cercato Raffaele sul web, per conoscerlo un po' di più, ma non abbiamo trovato un suo sito. Abbiamo provato con Facebook, lo abbiamo trovato e contattato ed eccoci qui. Gli abbiamo chiesto di rispondere a qualche domanda e lui, molto gentilmente, ci ha accontentati.

"Innanzi tutto ciao a te Enrica ed a tutti i lettori di "Espressioni Digitali", vi ringrazio per avermi cercato e contattato. Il mio sito www.raffaelemoretti.com è in costruzione e per la fine di questa settimana una prima parte dovrebbe essere già regolarmente on line.


Le foto erano pubblicate sul mio account facebook perchè al momento è la vetrina numero uno per mostrare i risultati del proprio lavoro, e perchè no, anche discuterlo con gli altri utenti. 

Il contatto con Repubblica è stato improvviso e non mi aspettavo un risultato simile. Avevo avuto uno scambio di mail con la redazione e loro mi hanno invitato a mandare le foto che hanno immediatamente pubblicato.



 Quella di raccontare le vite viste da una panchina è un'idea che seguivo da tempo, l'obiettivo è di avere un contenitore in cui raccontare attraverso le immagini delle storie che ognuno è libero di vedere od interpretare. Il senso è quello della libertà assoluta, lo stesso che si ha stando seduti su una panchina di fronte al mare. Abito nei pressi di molte di quelle panchine e mi sono reso conto che nel momento in cui ci si siede su una di esse il mondo si chiude e resta circoscritto in quei due metri quadrati, si instaura un feeling solo tra te, la panchina il mare, le nuvole ed i pensieri che volano via. Ho sempre pensato che quelle panchine sentano le storie di tutti e non le raccontino a nessuno e questo mi affascina. Sono come un contenitore segreto di tutti i frequentatori. Amanti, furfanti, storie di gioia e di solitudine, tutti nel momento in cui si siedono o nel momento stesso in cui ci corrono davanti lasciano un segno. Ed il segno è indelebile. La panchina ha un'anima ed avvertivo un senso di solitudine e di protezione anche quando la vedevo vuota o di notte sotto la pioggia, lei è sempre li pronta ad accogliere chiunque. 
Io ho solo voluto immortalare questi momenti e farne un progetto, come un libro scritto attraverso le immagini in cui le storie le scrive il lettore stesso.




Tutti i soggetti sono ignari della mia presenza perchè anche se immobili o ripresi di spalle non ho mai voluto inibire nessuno di loro. 
Il progetto è infinito perchè ci saranno sempre delle panchine e delle storie diverse da raccontare. 
Non metto una didascalia sotto le foto perchè non devono essere le mie parole o quelle di altri ad indicare quello che accade in quel determinato scatto, ognuno può "ascoltare" o vedere le parole che escono dalla foto.



La tecnica per fare questo è di quelle da paparazzo, io passeggio in macchina o a piedi e nel momento in cui vedo qualcosa di interessante mi fermo ed attendo il momento proprizio per scattare nel modo più discereto possibile e senza far notare la mia presenza. Per far questo devo utilizzare una macchina con focale spinta ed utilizzo una Canon bridge superzoom anche se questo significa spesso perdere in termini dii qualità. 
Quello che mi interessa è il momento, è l'anima della foto, non la perfezione. 
Il mio progetto andrà sempre avanti perchè in ogni angolo di mondo ci sono panchine ed ognuna di loro ha, ed avrà, delle storie da raccontare. Sul sito saranno raccolte tutte queste foto e spero di poter organizzare presto una mostra a Bari, la mia città". 



Queste sono le parole di Raffaele e queste parole rivelano tutta la passione per questo bellissimo progetto. Raffaele è un compositore: le sue immagini sono la musica e lascia a ciascuno di noi il compito di stendere i testi che le accompagnano.
In attesa del suo sito potete vedere il progetto "I Racconti della Panchina" di Raffaele Moretti nel suo spazio Facebook a questo link.
Tra i numerosi commenti ci ha colpito quello di Francesca che scrive:
"Sai qual'è la cosa più bella? poter immaginare a cosa pensano queste persone"senza volto"...oltre a catturare la loro posa catturi anche i loro pensieri!!!".