L'artista inglese Bruce Munro lavora con la luce; le sue installazioni interagiscono con la natura creando paesaggi surreali di incredibile magia.
Nella sua prima grande mostra personale "Light" ha potuto disporre di immensi spazi, i ventitré acri dei Pennsylvania Longwood Gardens, che ha popolato con sei installazioni su larga scala, riservando al giardino d'inverno due opere più contenute.
In "Ninfee" centinaia di CD si confondono tra i gigli victoria che galleggiano in un grande lago del parco; "Led" è composta da torri che l'artista definisce "water towers", costruite con bottiglie e fibre ottiche che si colorano e pulsano in sincrono con la musica diffusa nel giardino; "Campo di luce" illumina il perimetro di un laghetto con 6500 lampade sferiche montate su steli luminosi, illuminate da 13 proiettori da 150 watt a ioduri metallici.
Per apprezzare le variazioni luminose e la suggestione dell'ambiente le fotografie non bastano, perciò vi presentiamo due video.
Nel primo potete compiere una breve visita alla mostra ai giardini, mentre il secondo presenta l'artista e il suo lavoro.
Per tutte le installazioni Munro usa materiale riciclato e modalità a basso consumo.
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mercoledì 13 giugno 2012
venerdì 19 agosto 2011
Nonostante tutto: l'arte in Giappone
"Abito elettrico" di Atsuko Tanaka del Gruppo Gutaj : lampadine incandescenti e tubi a neon colorati con i quali l'artista si avvolse per l’inaugurazione della prima mostra del gruppo, nel '56.
L'edizione 2011 della più importante manifestazione artistica giapponese. la "Fiera dell'Arte" di Tokyo, ha subito uno slittamento da fine aprile a fine luglio, ma si terrà comunque, nonostante il disastro nucleare di Fukushima, a testimoniare l'importanza della tradizione artistica e culturale del Paese.
La precede di poco, fungendo in qualche modo da introduzione, la Art Osaka, fiera d'arte contemporanea che presenta 53 gallerie, prevalentemente giapponesi salvo qualche espositore proveniente dalla Corea e Taiwan.
Osaka, nell'area del Kansai, è la terza città per estensione dopo Tokyo e Yokohama ed è lì che è nato il gruppo d'avanguardia Gutaj, il celebre movimento artistico fondato da Jiro Yoshihara in Giappone nel 1954, precursore di grandiose mostre audiovisive le cui principali caratteristiche erano la predilezione per il grottesco e un atteggiamento aggressivo nei confronti del pubblico.
La mostra di Osaka ha l'obiettivo di ampliare la forbice dei collezionisti e mettere in mostra lo stato del mercato dell'arte giapponese. Inconvenzionale la location, che prende le distanze dal solito concetto espositivo utilizzando l'Hotel Granvia, ubicato nel pieno centro di Osaka, con opere disposte su davanzali, pareti e a volte persino nelle vasche da bagno.
L'installazione in una delle stanze dell'hotel
Exit
Di Fukugan un dipinto ad olio con elementi iconografici tipici della pittura giapponese
Sul sito http://artosaka.jp tutte le opere
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giovedì 30 giugno 2011
Con Janet alla ricerca della leggerezza
Per motivare le sue scelte artistiche l'americana Janet Echelman cita Calvino: "la ricerca della leggerezza è una reazione al peso di vivere". E in effetti le sue installazioni fluttuano come gigantesche meduse in contesti metropolitani, animate dalla mutevole coreografia del vento, leggere e spettacolari.
Con un lontano trascorso di studente di biologia evolutiva all'Harvard College, che le ha permesso di osservare nei fossili le varietà delle forme plasmate dal vento, dall'acqua e dal tempo, la Echelman ha associato questa esperienza estetica ad un concreto sviluppo tecnologico.
Le sue sculture utilizzano una strutura rigida in acciaio, una specie di armatura combinata con forme volumetriche flessibili, coperte da una impalpabile e resistentissima rete realizzata in fibre tecniche.
Queste forme monumentali come grandi fossili immaginari appaiono nelle città, fuori scala e fuori contesto, generando negli spettatori, come è avvenuto per "She Changes" in Portogallo le più disparate interpretazioni: reti da pesca, navi e alberi della storia marittima portoghese, strisce delle vecchie ciminiere industriali, pizzo portoghese, creature marine o increspature nell'acqua.
Con la sua creatività Janet Echelman coinvolge e sollecita la mente. Il suo obiettivo è quello di creare un'opera con la quale i residenti possano instaurare una relazione, e che possa incarnare l'identità locale.
Dietro queste evanescenti forme che sembrano plasmate dalla natura si cela una accurata programmazione, come si può osservare negli studi preparatori computerizzati.
Studio preparatorio
Studio preparatorio
Qui potete vedere altri lavori dell'artista.
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