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mercoledì 9 novembre 2011
Piove? Tempo da fotografi!
Riportiamo di seguito la traduzione riassunta di un suo articolo di Jim Richardson, un grande fotoreporter i cui scatti appaiono frequentemente sulla rivista National Geographic, pubblicato sul sito del famoso magazine a questo link, dove troverete la versione originale in lingua inglese.
Jim Richardson e la pioggia: 9 suggerimenti
Una cosa meravigliosa è accaduta durante il nostro viaggio a Venezia per conto del National Geographic magazine: è piovuto tutta la settimana.
Abbiamo pensato che avremmo addirittura assistito a una delle leggendarie inondazioni di Piazza San Marco: non siamo stati è così fortunati (o sfortunati, dipende dei punti di vista). In compenso pioveva quando abbiamo fatto un giro a Murano e pioveva quando abbiamo attraversato il Ponte di Rialto per andare a cena e la pioggia ci ha accompagnato anche sulle gondole, senza pietà. "Ora, questa è in realtà un'opportunità" continuavo a ripetere mentre stavamo rannicchiati sotto i nostri ombrelli. Nessuno mi ha creduto. Mi sembrava di essere come un topo in procinto di annegare che fa buon viso a cattivo gioco.
In realtà Venezia era magica sotto la pioggia. Venezia è spesso invasa dai fotografi, e le piogge avevano trasformato scene ormai familiari in qualcosa di fresco e tutto da scoprire. Quindi mi sento di dire: se siete dei bravi fotografi, quando inizia a piovere balzate fuori a fare foto.
Ci sono naturalmente dei problemi. Primo, come mantenere la fotocamera a secco (non importa a nessuno se il fotografo si bagna)? Secondo, come mostrare la pioggia nelle immagini. Questo secondo punto sembra paradossale. Come si può non mostrare la pioggia nelle immagini? Sorprendentemente, spesso la pioggia con i suoi toni grigi, è quasi invisibile.
Così, ecco qui sono alcuni suggerimenti:
1- Porta un impermeabile per la fotocamera. Ce ne sono circa un milione sul mercato. Il vero problema è che averlo con te quando inizia a piovere. Tutto ciò che proteggerà la tua fotocamera contro ogni tempesta, fino ad includere un uragano, potrebbe essere troppo ingombrante da portare sempre appresso. Attualmente la mia scelta è la Storm jacket di Vortex Media: semplice ma efficace in molte situazioni.
2 - Cerca verande e tende da sole. Parcheggiati in un luogo asciutto e aspetta che le immagini vengano da te. Basta essere pazienti.
3 - Scatta dall’interno di un’auto. Questa è spesso la miglior scelta, oltre ad essere la più pratica. Spesso è possibile abbassare il finestrino e rimanere abbastanza asciutti, soprattutto se il vento proviene dal lato opposto della vettura.
4 - Acquista un ombrello. Io porto sempre un piccolo ombrello pieghevole nella mia borsa fotografica. Misura solo 13 centimetri quando è piegato ma grande quanto basta per tenere la mia macchina fotografica asciutta. Se ti trovi in una città quando inizia a piovere, guardati intorno e cerca un ombrellaio. Ne ho trovato uno a Venezia e ho comprato due ombrelli di diversi colori (perché? C'è un trucco che vi dirò in seguito). Sarebbe bello se tu avessi un assistente fidato (o un coniuge molto paziente) per reggerti l'ombrello, altrimenti potrai sostenere il manico dell’ombrello con la mano sinistra che allo stesso tempo impugna la fotocamera.
5 - Includi l'ombrello nella tua immagine. In realtà, l’ombrello può essere utile per una bella inquadratura. Farlo un poco entrare nella parte superiore dell'immagine, specie quando si usa un grandangolo, riempie bene la parte superiore del fotogramma, fornendo inoltre un chiaro segnale visivo che sì, in effetti, piove. Se le strade sono piene di gente sotto gli ombrelli, sarai in sintonia con la folla. Ma può servire anche a una cosa più importante. Le nubi cariche di pioggia sembrano buie, ma sono invece spesso la fonte di luce in una scena di pioggia. Quindi le nuvole sono luminose e la scena, più sotto, è buia. Utilizza l'ombrello per coprire le nuvole troppo brillanti e la scena acquisterà improvvisamente un aspetto e un’esposizione molto migliori (ecco il motivo dei due ombrelli che ho comprato a Venezia, non ero sicuro quale colore avrebbe dato il meglio nelle mie foto).
6 - Guarda i riflessi. A meno che non ci sia un acquazzone, è difficile vedere effettivamente la pioggia. Quindi bisogna lasciare indizi visivi per evidenziare sta davvero piovendo. La pioggia ha reso le strade di Venezia così scintillanti, la notte, durante la nostra permanenza. Questo è anche il motivo per cui ho inseguito quel piccione in tutta la piazza, si stagliava sul riflesso delle vetrine.
7 – Retroillumina la pioggia. La pioggia diventa più visibile quando si è in controluce. La luce che attraversa le gocce di pioggia si concentra ed è leggermente più brillante rispetto al resto della scena. Quindi trova fonti di luce e scatta verso di loro. Potrebbe essere un lampione di notte o potrebbe essere il sole tra le nuvole. In ogni caso, le regole sono le stesse: primo, più direttamente si scatta verso la luce, meglio si vedranno le gocce di pioggia; secondo, se scatti troppo direttamente verso la fonte di luce rischi di sballare l'esposizione. Quindi cerca sempre quell'angolo magico, in mezzo. A proposito, ombrello che hai portato può servire anche come un paraluce.
8 - Poi solo un piccolo “lampo”. No, davvero, dico sul serio. Il flash accende le gocce di pioggia, di solito è una cosa negativa perché spara troppa luce. Ma se ne aggiungerai solo un poco (-3,0 stops) enfatizzerai le gocce di pggia. Questa tecnica è ingannevole; dovrete sperimentare. Forse non funzionerà affatto, ma se lo fa, puotrebbe essere magica (funziona anche con i fiocchi di neve a volte).
9 - Cercate la gioia e la miseria. La pioggia trasforma le persone. Reagiamo alla pioggia con una gamma di emozioni, dal cupo terrore per la pioggia che inonda fino alla gioia meravigliosa dei bambini: cattura quelle emozioni e avrai un grande scatto.
Questo il link al sito di Jim Richardson
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domenica 2 ottobre 2011
Fotografia impressionista: Eva Polak cattura stati d’animo
Per nostra fortuna ad Eva Polak piace scrivere. Eva è una fotografa impressionista. Così lei stessa scrive sul suo sito (questo il link): “... quel pomeriggio ho deciso di dimenticare tutti i concetti e le regole della fotografia tradizionale e mi sono concessa il permesso di sperimentare. E’ stata l'esperienza più liberatoria della mia vita. Improvvisamente non ci sono regole da rispettare, nessun errore, nessun fallimento, solo nuove possibilità e nuove scoperte.
Con questa libertà di espressione appena conquistata, ho provato piacere nello scattare fotografie più di quanto non l’avessi mai provato prima e arrivata a casa ero entusiasta delle scoperte che avevo fatto. Quella sera davanti al computer, mentre stavo rivedendo le mie foto, ho capito che non solo avevo scoperto nuovi modi di fare fotografie ma anche, per la prima volta, ero stata in grado di esprimermi attraverso la fotografia. Questo è stato. Questo era quello che volevo fare”. Vi proponiamo di seguito un suo articolo (naturalmente sono sue anche le foto di questo post) pubblicato sull’interessantissima rivista elettronica in lingua inglese “PhotographyBB Online” distribuita gratuitamente in formato pdf (questo il link al loro sito). Ve ne consigliano vivamente il download e la lettura!
Come catturare uno stato d’animo componendo colore e luce
Fotografie che evocano uno stato d'animo, come il dramma, il mistero, la felicità, la suspense o la serenità, di solito attirano la nostra attenzione. Questo perché uno stato d'animo è difficile da definire e ricreare. Non si può toccare con una mano, non forma e quando lo ritroviamo in una fotografia questa inevitabilmente ci affascina. Lo stato d'animo è uno stato della mente, una risposta emotiva alle cose che vedi, senti o a un’esperienza vissuta. Se si vuole catturare questa atmosfera, lasciatevi guidare dalle vostre emozioni: solo così potrete essere in grado di rendere attraverso l’obiettivo le immagini che riflettono le vostre sensazioni in quel momento.
Come ogni stagione, l'autunno ha un aspetto e un’atmosfera caratteristici. E’ un momento di raccolta, cambiamento e preparazione all’inverno. Le foglie cadono lentamente e cambiano il loro colore assumendo sfumature dal giallo all’oro. La luce del solo splende attraverso la nebbia del mattino.
Questo è davvero il momento giusto per imparare a catturare uno stato d'animo e sperimentare come aggiungere atmosfera alle immagini.
La maggior parte dei fotografi principianti tende inconsciamente a scattare catturando un'atmosfera tranquilla: per questa ragione dobbiamo concentrarci per raggiungere coscientemente e pienamente gli effetti che stiamo cercando.
Come abbiamo detto prima, uno stato d’animo è il sapore emozionale di un’immagine che evoca sentimenti. Ogni elemento di un’immagine, tra cui il colore, il tono, l’angolo di ripresa, e la composizione, aggiunge pennellate all'atmosfera e alla sensazione che percepiamo quando guardiamo una fotografia. La composizione incanala la nostra attenzione nel cuore della fotografia, un’abile uso del colore e un angolo di ripresa adeguato possono suscitare interesse, la luce può essere usata per drammatizzare l’insieme: la sfida è quella di utilizzare questi elementi in modo appropriato.
Nella fotografia, la luce è necessaria per definire un soggetto. La qualità della luce ha un immenso potere emozionale. La luce ha il potere di far sembrare le cose calde o fredde, dure o morbide, piatte o tridimensionali. Per esempio, l'uso di luce dura può creare immagini drammatiche, piene di impatto e di vita; una luce morbida può generare immagini piene di mistero e di immaginazione, di atmosfera e sentimento.
La composizione deve essere sempre programmata per sottolineare un tema. La maggior parte delle immagini devono suscitare un impatto nell'ambito di pochi secondi, quindi bisogna sfruttare al meglio l'ambiente e raccontare una storia con gli elementi che vi sono compresi. Si può far riferimento alle regole del design e comporre secondo la forma delle lettere C, S, X e V. È possibile utilizzare linee orizzontali per descrivere calma e di riposo, o invece diagonali e linee decise per sottolineare dinamismo e giocosità.
Ma soprattutto è il colore che può essere usato efficacemente per esprimere un’emozione e creare uno stato d'animo. Ha una immediatezza magnetica. Il colore sembra avere una vita propria, può essere difficile da usare bene. La qualità del colore può portare intensità all’immagine, i suoi effetti possono essere molto diversi, a seconda del soggetto. Molto importante è anche il rapporto tra colori diversi. Per esempio i colori complementari, come il rosso e verde o il blu e l’arancio, sono accostamenti audaci e forzano lo spettatore a seguire il colore leggendo di conseguenza la composizione.
La consapevolezza di colore è il punto di partenza. Come potrete voi stessi verificare con l’esperienza il vostro modo di utilizzare il colore acquisterà personalità. L'obiettivo è sempre
di tradurre i vostri pensieri e sentimenti in particolari colori. Studiare gli effetti del colore vi aprirà gli occhi e vedrete maggiori possibilità di effettuare scelte compositive più ragionate e consapevoli.
Ricordatevi che stato d’animo e atmosfera non sono soggetti in se stessi, sono piuttosto gli strumenti per creare il contesto che aiuta a raccontare la storia del vostro soggetto. Prima di iniziare a creare immagini è utile considerare quale direzione si vuole prendere. Potete formulare il vostro obiettivo in una breve frase? Il vostro obiettivo potrebbe, per esempio, essere qualcosa del tipo: "Come posso mostrare, in un’immagine, lo stao d’animo suscitato dalle foglie che cadono in autunno? " La vostra scelta può essere fatta in termini di luce, forma, colore e tecnica. Per esempio:
Luce: dolce ma diretta per i colori autunnali audaci e forti come il giallo, arancione e marrone.
Forma: utilizzo di brevi linee oblique per la composizione dinamica e giocosa.
Tecnica: bassa velocità dell'otturatore per enfatizzare il movimento e cambiamento.
Come abbiamo visto avere un obiettivo chiaro di ciò che si cerca di trasmettere vi guiderà attraverso il processo di creazione dell'immagine. Buon divertimento e sperimentazione!
Noi aggiungiamo solo i nostri ringraziamenti a Eva Polak per il suo articolo e la sua passione e a tutta la reazione di PhotographyBB per il loro prezioso e disinteressato lavoro.
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mercoledì 28 settembre 2011
Fotografare nella nebbia: considerazioni e suggerimenti da Cambridge
Inutile nascondersi dietro in dito: l'inverno è alle porte e il suo assedio durerà un bel po' di tempo, troppo per i miei gusti. I fotografi faranno i conti con la nebbia.
Abbiamo pensato di proporvi un post scritto da chi di nebbia se ne intende sicuramente: la comunità di fotografi Cambridge in colour (questo il link al loro sito).
Fotografare quando c'è la nebbia: a volte si ottengono risultati straordinari, i soggetti acquistano un alone magico e tutto lo scatto trasuda una fantastica atmosfera. Più spesso gli scatti appaiono slavati, piatti, tristi... in poche parole da buttare.
Vediamo come trarre il massimo vantaggio, fotograficamente parlando, da questa particolare situazione ambientale.
Scattare nella nebbia ovviamente è molto diverso dallo scattare con il sole. Le scene non sono chiare e definite, e spesso mancano di contrasto e saturazione del colore: tutto dipende come sempre dal tipo di luce.
In sostanza, la nebbia è una scatola naturale che disperde e diffonde le fonti di luce, rispetto alla luce del sole in una giornata limpida il contrasto viene drasticamente ridotto, come vediamo nell'immagine sottostante
Le scene nella nebbia sono anche molto meno illuminate, richiedono tempi di esposizione più lunghi di quanto sarebbe altrimenti necessario. Inoltre a nebbia rende l'aria molto più riflettente e questo induce l'esposimetro della fotocamera a ridurre il tempo di esposizione: proprio come accade per le fotografie in mezzo alla neve, di solito sarà necessaria una compensazione in positivo dell'esposizione.
In cambio di tutti questi potenziali svantaggi la nebbia può essere uno strumento potente e prezioso per sottolineare la profondità, l'illuminazione, e la forma dei soggetti. Come si vedrà in seguito, queste caratteristiche possono arricchire gli scatti: il trucco è usare a vostro vantaggio queste particolari condizioni.
In cambio di tutti questi potenziali svantaggi la nebbia può essere uno strumento potente e prezioso per sottolineare la profondità, l'illuminazione, e la forma dei soggetti. Come si vedrà in seguito, queste caratteristiche possono arricchire gli scatti: il trucco è usare a vostro vantaggio queste particolari condizioni.
Enfatizzare la profondità
Nell'esempio sopra, ci sono almeno quattro piani di alberi prima del ponte sullo sfondo. Notate come sia la saturazione del colore sia il contrasto diminuiscano drasticamente per ogni piano. Quelli più lontano, vicino al ponte, si riducono a niente più che a silhouette mentre l'albero più vicino al punto di ripresa risulta ricco di colori e contrasto.
Anche se non ci sono regole fisse per fotografare nella nebbia, è spesso utile avere almeno alcuni dei vostri soggetti vicini alla fotocamera, in questo modo una parte della vostra immagine può avere elevato contrasto e colore aggiungendo così diversità tonale a tutta la scena.
Enfatizzare la luce
Le gocce d'acqua nella nebbia disperdono la luce ammorbidendola, ma rendono anche i fasci luminosi concentrati o direzionali molto più visibili. L'esempio classico è la foto di un bosco con la luce del mattino: i raggi di luce "strisciano" giù dagli alberi risaltando nell'aria pesante.
Nell'esempio sopra sono enfatizzati i fasci di luce provenienti da una finestra aperta e dal lampione vicino al ponte, coperto parzialmente da un grande albero.
Il trucco per far risaltare i raggi di luce è quello di pianificare attentamente il vostro punto di ripresa: i raggi di luce saranno più evidenti se ci si trova vicino alla fonte di luce diretta, tanto vicino da poterla vedere ma non tanto da "abbagliare" la scena. Questo angolo vi assicura che la luce diffusa e diretta siano entrambe catturate e ben separate dall'oscurità circostante.
D'altra parte, se la nebbia è molto fitta o la fonte di luce è estremamente concentrata i raggi di luce saranno visibili comunque, indipendentemente dal punto di osservazione.
Forme e contorni
La nebbia può enfatizzare la forma dei soggetti perché minimizza i dettagli e il contrasto. Spesso, il soggetto si riduce a una semplice silhouette. Nella foto sopra il cigno di delinea benissimo perché la nebbia bassa ha cancellato quasi interamente il muro retrostante, inoltre lo sfondo di nebbia luminosa contrasta con il cigno relativamente più scuro.
Se volete ottenere questo effetto silhouette valutate l'esposizione in base alla nebbia e non al soggetto. In alternativa, è possibile abbassare l'esposizione per assicurarsi che gli oggetti non risultino troppo luminosi. Ovviamente sarà anche necessario prestare attenzione alla posizione relativa degli oggetti inquadrati, altrimenti i contorni di oggetti in primo piano e sullo sfondo potrebbero sovrapporsi.
Esplorare il tempo per massimizzare la resa
I tempi di esposizione possono fare una grande differenza. La nebbia cambia: può muoversi in banchi e cambiare di densità con il trascorrere del tempo. Tuttavia, questi cambiamenti sono a volte difficili da percepire se accadono lentamente. Sotto riportiamo scatti diversi della stessa scena nell'arco di soli 6 minuti:
Un'altra considerazione importante è la "posizione" della nebbia. La nebbia non può mantenere la consistenza e la posizione a lungo, abbiamo visto che cambia e si muove, quindi per catturare una particolare situazione il tempo di esposizione deve essere abbastanza breve. In generale la velocità dell'otturatore deve essere un secondo o meno. Tuttavia, si possono utilizzare esposizioni più lunghe quando la nebbia si muove più lentamente, oppure quando si vogliono ottenere particolari effetti flou. Vediamo nell'esempio sotto come il tempo di esposizione influisce sulla resa della nebbia sull'acqua, la foto a sinistra è stata scattata con un'esposizione di 1 secondo mentre quella a destra con un'esposizione di 30 secondi:
Attenzione alla condensa
Se le gocce d'acqua si condensano in aria, allora si può essere certi che queste stesse goccioline si possono condensare sulla superficie della lente o all'interno della fotocamera. Se la vostra fotocamera è ad una temperatura simile a quella dell'aria, e la nebbia non è troppo densa, l'eventuale condensa non si nota. Il trucco di conseguenza è aspettare di estrarre dalla vostra borsa sia la fotocamera sia gli obiettivi finché questi non raggiungano, o si avvicinino, alla temperatura esterna. Per obiettivi di grandi dimensioni con molti elementi questo può richiedere 30 minuti o più se la differenza di temperatura tra interno ed esterno è grande.
Se desiderate leggere il post originale in lingua inglese questo è il link diretto.
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lunedì 26 settembre 2011
Fotografare il paesaggio, la "Regola di un terzo" e Preston Scott
Nel post di oggi desideriamo presentarvi Preston Scott e il suo blog Camera Technica (questo il link): Preston è un ingegnere, sul lavoro utilizza prevalentemente l'emisfero sinistro del cervello. Per riequilibrare la situazione, come lui stesso scrive presentandosi, si interessa di fotografia e arte e tiene un blog. Scorrendone i post abbiamo trovato molti argomenti interessanti, affrontati con il rigore che contraddistingue la professione dell'autore.
Ve ne proponiamo di seguito uno riguardante i problemi di messa a fuoco nella fotografia di un paesaggio: Preston Scott ci dimostra le limitazioni della "Regola di un terzo e ci propone la sua "Regola 10-40-10" con tanto di grafici dimostrativi. Ecco il post tradotto per voi, se invece preferite leggerlo in inglese questo è il link.
Siete su una spiaggia incontaminata ammirando il tramonto e prestando la massima attenzione nel comporre quello che pensate sarà lo scatto dell'anno. La fotocamera è già sul treppiede, non resta che assicurarsi che tutto sia a fuoco. Ma, all'ultimo minuto vi ricordate di una regola empirica che avete letto da qualche parte: diceva che per la migliore messa a fuoco di una foto di paesaggio, si dovrebbe considerare su un punto collocato ad un terzo della scena. Bene! A questo punto il sole sta sfumando delicatamente sopra l'orizzonte, quindi scattate e felicemente imballare l'attrezzatura. Più tardi, quando guarderete la vostra foto sul grande schermo, sobbalzerete nel vedere che le parti in primo piano sono un po' troppo morbide, leggermente ma inesorabilmente sfocate. Dove avete sbagliato?
Questo è un classico esempio di una regola empirica presa troppo sul serio. La "Regola del terzo" o se vogliamo dirla in inglese “One-Third Rule” è stata colpevole di molte fotografie sfocate. In questo articolo, vedremo la "Regola del terzo" dal punto di vista della fotografia di paesaggio ed esamineremo alcune tecniche alternative per una migliore messa a fuoco.
Come descritto in un precedente articolo, il modo migliore per raggiungere la massima attenzione in una scena di paesaggio è mettere a fuoco alla distanza iperfocale. La distanza iperfocale è il punto più vicino a noi in cui la scena è "a fuoco" fino all'infinito. Il problema, come ci si rende conto immediatamente, è che non ci sono segni di profondità di campo sull'obiettivo.
E qui arriva la "Regola del terzo". A prima vista sembra una ragionevole alternativa all'impostazione iperfocale e non richiede alcun calcolo matematico. Basta concentrarsi su qualcosa ad un terzo della strada tra voi e la scena e scattare. Il primo problema è nello stimare quanto sia un terzo di infinito. Il secondo problema è che anche quando si può stimare un terzo della scena, si sbaglia comunque. Quanto sia grande l'errore dipende da una serie di cose: la lunghezza focale, le dimensioni del sensore e l'apertura. Per le foto di paesaggio, si utilizzano principalmente brevi lunghezze focali (14-40mm) e piccole aperture (f/11 e oltre). Come mostrato nel grafico qui sotto, diminuendo la lunghezza focale e riducendo l'apertura si ottiene in una distanza iperfocale più vicina, considerevolmente più vicina.
Per il momento ci utilizziamo lo "stop down" per la nostra apertura: "stop down" significa misurare l'esposizione con il diaframma effettivamente chiuso al valore che sarà usato per la ripresa. Normalmente da almeno 40 anni le ottiche funzionano diversamente: c'è un marchingegno (meccanico o elettronico) sull'obiettivo che segnala al corpo macchina quanto è chiuso il diaframma, quindi l'esposimetro ne tiene conto. Se invece il marchingegno non c'è, come su buona parte delle
reflex digitali, occorre misurare la luce chiudendo fisicamente il diaframma, il che comporta di conseguenza un calo di luminosità nell'immagine del mirino. Non è molto pratico, ma basta farci l'abitudine. Poi diminuiamo lo zoom, la distanza iperfocale è quasi proprio di fronte alla nostra faccia. Questo significa che dovremmo essere in grado di mettere a fuoco oggetti molto vicini mantenendo la nostra profondità di campo all'infinito.
La figura seguente mostra l'effetto sulla profondità di campo. La distanza iperfocale per questo scenario è di 5,8 metri. Come si vede, non vi è alcun beneficio mettendo a fuoco fuori più lontano di 5,8 metri, anzi si ottiene l'effetto dannoso di diminuire la nostra profondità di campo sul piano ravvicinato - il che significa che gli oggetti vicino alla fotocamera saranno sfocati. Eppure, se usiamo la "Regola di un terzo" in questo scenario, metteremmo a fuoco oltre la distanza ideale iperfocale. Le scene di paesaggio riguardano grandi distanze (es. 100 metri) e prendendo un terzo di quel numero, nel nostro esempio 33 metri, siamo di gran lunga troppo abbondanti rispetto al punto focale ottimale. Pertanto, l'errore principale introdotto dalla "Regola di un terzo" è di individuare il punto di messa a fuoco troppo lontano all'interno della scena.
L'illustrazione seguente mostra i benefici di una messa a fuoco accurata. Nell'illustrazione, due fotografi cercano di catturare un paesaggio marino con sullo sfondo un molo a 100 metri di distanza. Il Fotografo A segue la "Regola di un terzo" e si concentra su un ombrellone 33 metri di distanza. Fotografo B usa la distanza iperfocale e si concentra su un ombrellone a sei metri di distanza. Mentre entrambi i fotografi catturano il molo, il Fotografo B cattura anche il granchio di sabbia a tre metri di distanza dalla fotocamera con straordinaria nitidezza, mentre Fotografo A nota una leggera sfocatura del granchio e il resto del soggetti in primo piano.
Allora, perché è la "Regola di un terzo" così ampiamente citata?
1. Le impostazioni della fotocamera su paesaggio producono una profondità di campo così ampia che c'è un sacco di spazio d''errore. Se non si hanno elementi di primo piano che si sta cercando di incorporare, non si può notare la differenza tra una foto realizzata applicando la "Regola di un terzo" e una iperfocale.
2. Anche se la "Regola di un terzo" è chiaramente sbagliata la maggior parte delle volte, è difficile trovare una alternativa semplice che si adatti a tutte le situazioni.
Però, c'è un'alternativa migliore alla "Regola di un terzo". Per le foto paesaggio con lunghezze focali corte e piccole aperture la distanza iperfocale è molto vicino a voi (di solito nel raggio di dieci metri). Sapendo questo, propongo la "Regola 10-40-10".
Regola 10-40-10
Af/10 (o superiore) e lunghezze di 40mm (o inferiore), la distanza iperfocale sarà sempre di 10 metri o meno. Questa regola vale per cornici di ritaglio e full frame.
Infine, nessuna espressione matematica o scientifica supererà la sfida più grande nella fotografia di paesaggio: trovare una composizione irresistibile. Quando ci succede lo scatto può spaventarci: meglio essere pronti. Speriamo che questo articolo vi sia stato utile.
A noi non resta che ringraziare Preston Scott per la passione con cui tiene il suo blog e per i tanti consigli e spunti che vi abbiamo trovato. Ve ne consigliamo vivamente la lettura.
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sabato 17 settembre 2011
Dennis Calvert viaggia nel tempo
Light painting è un termine un po’ restrittivo per definire la ricerca che Dennis sta portando avanti utilizzando, come principali strumenti, la luce e il tempo. Sostiene che attraverso la luce si affini la nostra capacità di interpretare e definire l’universo e che la fotografia a lunga esposizione è il mezzo per superare la percezione comune della realtà, per vivere momenti multipli contemporaneamente, per diventare viaggiatori del tempo. In fondo Dannis è un supereroe così come lo vediamo nei suoi lavori e ci insegna a diventarlo a nostra volta, apparendo circondati da fantastiche forme luminose o avvolti dal fuoco come nel tutorial a questolink.
Sul suo sito a questo link altri preziosi making of, ve ne offriamo di seguito un assaggio di seguito
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mercoledì 4 maggio 2011
Cinemagraph: vi spieghiamo come si realizza
Nei giorni scorsi in molti siti e blog si sono visti spesso i Cinemagraph, battezzati così da Jamie Beck e Kevin Burg che sono gli ideatori questa affascinante tecnica. Se volte divertirvi andate a visitare il loro sito a questo link. Ma come nasce questo raffinato ibrido tra fotografia e video?
Siamo andati a curiosare in giro e, attingendo dal sito di Christopher Mathew Burt vi abbiamo preparato questo tutorial sintetico ma sufficiente, per chi ha un po' di familiarità con Photoshop, per fare qualche prima prova.
Facciamo un passo indietro, un Cinemagraph è una GIF che si presenta come una foto, ma ha alcuni dettagli in movimento. Molte persone hanno utilizzato tecniche simili negli ultimi anni passati ma questa nuova tecnica apre molte nuove porte.
Ecco alcuni suggerimenti dettati dai tentativi di Christopher e dalla sua esperienza :
1) Innanzi tutto, scegliete un soggetto abbastanza isolato dal contesto che lo circonda.
2) Scegliete uno sfondo statico, per esempio un muro di mattoni o di un edificio.
3) Non utilizzate foto, la migliore opzione è un video.
Lanciate Photoshop, poi dal menù Archivio selezionate con Apri e selezionate il filmato da importare.
Vi apparirà un livello con il filmato contraddistinto da un'icona di una pellicola nell'angolo destro.
Poi selezionate, dal menù Finestrala voce Animazione. Scegliete la parte del filmato che vi interessa trascinando le maniglie della timeline all'interno della finestra Animazione e poi dal menù File scegliete Esporta > Rendering video... e salvate così il nuovo video.
Una volta ottenuti i livelli si utilizzano le maschere per isolare la zona in movimento. Questa è la parte più lunga del processo. Per ottenere che l'ultimo fotogramma e il primo fotogramma corrispondano perfettamente, al termine della sequenza si inseriscono gli stessi fotogrammi utilizzati ma in ordine speculare. Per intenderci se la sequenza è costituita dal fotogramma A, B, C, D dopo D duplicherò e inserirò i fotogrammi C e poi B, in modo da creare un loop.
Alla fine si seleziona Nuovi livelli visibili in tutti i fotogrammi del menu di animazione e, attraverso un nuovo livello di regolazione per modificare le curve e così via si è in grado di modificare ogni livello sottostante contemporaneamente. Infine si esporta il tutto come GIF animata.
Qui sotto lo screenshot della parte finale della lavorazione che ha permesso a Christopher di ottenere il delizioso Cinemagraph che chiude questo post.
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martedì 3 maggio 2011
Fotografare il paesaggio: Ron te Burg e i suoi 3 segreti
Ron te Burg vive nel piccolo villaggio di Nietap nella Provincia di Drenthe nei Paesi Bassi.
Ron ha iniziato con la fotografia nel 1991. Fin dall'inizio della sua carriera era affascinato dalla bellezza del paesaggio le cui linee e colori sono per lui preziosa fonte di ispirazione. Predilige i momenti appena prima dell'alba e dopo il tramonto quando la luce è soffusa: nelle sue foto rincorre il sentimento di questi momenti di passaggio, di transizione. Il paesaggio e la cultura del suo paese permeano il suo lavoro di ricerca anche se ormai molto spesso Ron si reca a catturare splendidi paesaggi in altri paesi del mondo.
Di seguito abbiamo tradotto un tutorial presente sul suo sito con i suoi consigli compositivi.
Questi i suoi riferimenti:
Il link al suo sito
La sua pagina Facebook
Pagina Flickr
Contatto Twitter
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domenica 3 aprile 2011
Bianco e nero? Sì grazie, ma con uno spruzzo di seltz
Fotografie di Chris Willis.
La tecnica del "colore selettivo" nella post produzione fotografica può essere utilizzata come un modo per attirare l'attenzione, ad esempio aggiungendo uno spruzzo di colore a una fotografia in bianco e nero. Come tutte le elaborazioni il risultato dipende dall'uso sapiente della tecnica e dal buon gusto dell'autore.
Abbiamo scelto di presentarvi due lavori di Chris Willis, un fotografo professionista che vive a San Francisco e che, come lui stesso dichiara nella sua presentazione su Flickr (questo il link) adora la macrofotografia ma fa anche molto altro. Ci sembra che l'uso che Chris ha fatto di questa tecnica si molto efficace e "delicato".
Questi i riferimenti di Chris Willis sul web: la sua pagina Facebook e il suo sito.
Già che ci siamo, abbiamo pensato di farvi cosa gradita pescando un tutorial da YouTube, precisamente dal canale DigitalPhotoGuru, che qui sotto vi proponiamo.
La tecnica del "colore selettivo" nella post produzione fotografica può essere utilizzata come un modo per attirare l'attenzione, ad esempio aggiungendo uno spruzzo di colore a una fotografia in bianco e nero. Come tutte le elaborazioni il risultato dipende dall'uso sapiente della tecnica e dal buon gusto dell'autore.
Abbiamo scelto di presentarvi due lavori di Chris Willis, un fotografo professionista che vive a San Francisco e che, come lui stesso dichiara nella sua presentazione su Flickr (questo il link) adora la macrofotografia ma fa anche molto altro. Ci sembra che l'uso che Chris ha fatto di questa tecnica si molto efficace e "delicato".
Questi i riferimenti di Chris Willis sul web: la sua pagina Facebook e il suo sito.
Già che ci siamo, abbiamo pensato di farvi cosa gradita pescando un tutorial da YouTube, precisamente dal canale DigitalPhotoGuru, che qui sotto vi proponiamo.
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