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venerdì 16 marzo 2012

Quentin Arnaud e la forma del ritratto


Da Wikipedia: "Il ritratto è una rappresentazione di una persona secondo le sue reali fattezze."

Si possono definire "ritratti" gli scatti che Quentin Arnaud ha raccolto nella sua serie "Shape"?
No di certo, almeno secondo la definizione che abbiamo riportato, in quanto le "reali fattezze" sono inghiottite da un'ombra scura come l'inchiostro o, se prefieriamo, sono accennate da spruzzi di luce.
Quentin ha infatti intitolato la serie "Shape" che significa "forma": in queste fotografie rappresenta la forma di un ritratto, i volumi essenziali. Tutto il resto è nascosto. Ignoto.
A ben pensarci... però... sono ritratti che rappresentano quello che il più delle volte ci è dato conoscere delle persone che ci circondano: solo i contorni, solo qualche dettaglio.
Comunque la si veda, la sua serie ci è molto piaciuta e vi invitiamo a gustarvela a questo link.
Su Quentin Arnaud invece non abbiamo trovato molte notizie se non che abita a Toulouse in Francia e fa il fotografo questi i suoi link: Facebook, Tumblr, Behance network.


martedì 24 gennaio 2012

Lee Jeffries e gli sguardi degli Altri


Lee Jeffries vive a Manchester dove il calcio è quasi una religione e inizia la sua carriera fotografandolo.

Ma un giorno, per le strade di Londra, vede una ragazza che vive in strada chiedendo l'elemosina. Niente di strano: Londra, come tutte le metropoli del mondo, ne è piena. Ma quella ragazza ha negli occhi il racconto della sua vita e Jeffries non resiste: ha con sé la macchina fotografica e scatta. Uno scatto rubato, furtivo, ma la ragazza lo vede; è in questo momento che la vita di Lee svolta, invece di andarsene resta a parlare con lei.
Da quel momento la sua percezione dei senzatetto cambia completamente: diventano i soggetti delle sue fotografie e le sue fotografie diventano arte; da quel momento chiede il loro permesso prima di fotografarli, parla con loro, cerca di conoscerli  e con un solo scatto riesce a raccontare un'intera storia.

Questa è la pagina di Lee Jeffries su Flickr e qui troverete la mappa dei luoghi, degli incontri e degli scatti.

domenica 23 ottobre 2011

Gli Angeli metafisici di Emmanuel Santos


"Gli angeli parlano. Appaiono e riappaiono. Si sentono attraverso l'emozione. Mentre gli angeli possono diventare visibili per scelta, i nostri occhi non sono capaci di vederli normalmente più di quanto possiamo vedere le dimensioni di un campo nucleare, la struttura degli atomi o l'elettricità che lo attraversa."



Scenari urbani ma anche rovine, chiese, palazzi. Gli Angeli di Emmanuel Santos rappresentano le nostre aspirazioni e la loro fallibilità:  in questi scatti i chiaroscuri drammatici enfatizzano quanto questi angeli fatichino a volare. Emmanuel usa la fotografia come pittura, come strumento in grado di cogliere non solo un'immagine ma di rappresentarne anche l'aspetto trascendente.

Emmanuel è nato nelle Filippine nel 1957 e si racconta così: "La fotografia è la mia canzone, una ballata monocromatica di espressioni che vanno dalla nascita alla morte".

La serie "The Passing of Light", a cui le immagini che vi proponiamo appartengono, è stata esposta a Milano al "Milan Image Art Fair" 2011 a cura di Primo Marella Gallery.

Questo il link al sito di Emmanuel Santos.


lunedì 17 ottobre 2011

Umberto Verdoliva: l'anima in uno specchietto retrovisore





Lo specchio imprigiona l'anima di chi vi si riflette, ammesso che questi ne abbia una.
Umberto Verdoliva ne ha catturate molte ma poi le ha lasciate subito andare, trattenute giusto il tempo di un battito di ciglia, di uno scatto. Loro non se ne sono neanche accorte, forse non hanno nemmeno sentito quel tocco lieve che a volte percepiamo camminando per strada, quella sensazione che ci fa volgere lo sguardo intorno come se qualcuno ci avesse chiamato.



Non è questo il luogo adeguato per analizzare le varie declinazioni che l'anima e lo specchio hanno assunto nella mitologia, nella letteratura, nell'arte. Per questo vi rimandiamo a wikipedia che offre una interessante panoramica sull'argomento.
Ma questo è il luogo per presentarvi Umberto Verdoliva e il suo progetto "Real view mirror - Il retrovisore". Umberto svolge ricerche e sviluppa progetti di Street photography ed è bravissimo. Non lo diciamo solo noi, basta dare un'occhiata sul suo sito (questo il link) al lungo elenco di premi che ha collezionato, ma se prima di arrivarci avrete esplorato sezioni come "Parallel realities", "Geometry and..." avrete già capito che stiamo parlando di un fuoriclasse.



Nella sua home page ci presenta il suo ultimo progetto "Rear view mirror - Il retrovisore" e lo fa con queste parole:
"A volte ti senti al riparo da tutto quello che c'è intorno a te e proprio in quel momento gli occhi fissano lontano, come per seguire strade diverse fatte di sogni, preoccupazioni, impegni,,, c'è un attimo dove avviene tutto questo...
Entro in macchina, allaccio la cintura e avvio il motore, è stata una giornata dura, ma fortunatamente è finita.
La musica dell'autoradio mi fa compagnia, faccio la solita strada per tornare a casa ogni giorno, è sempre trafficata e piena di semafori. La mia mente corre veloce, i programmi per il weekend, appuntamenti da rispettare, la telefonata da fare, nel frattempo un ricordo viene a galla e chissà perché ora.
Mi fermo, è rosso, mi guardo intorno, la città si muove con frenesia, non sono il solo ad avere fretta, alzo lo sguardo verso il retrovisore, vedo un volto.
Lo guardo attentamente, ha gli occhi persi nel vuoto, forse sta rivedendo la sua vita, forse sta programmando qualcosa da fare... le mani coprono il viso, inconsapevolmente fa dei gesti non controllabili... il semaforo è il nostro piccolo momento di pausa, il corpo si ferma e solo la mente va veloce senza trovare ostacoli, libera, il retrovisore mi mostra questo, apre una finestra su una finestra dove si intravede un'anima, il retrovisore mi unisce ad uno sconosciuto, il retrovisore mi mostra quello che sono ora io in un breve attimo, mi piace aver pensato di aver colto un pensiero.
E' verde, si riparte...
".

Abbiamo chiesto ad Umberto Verdoliva se avesse scritto altro ispirato dai suoi scatti. Ci ha risposto così:
"Non ho scritto altro, solo quelle poche righe di getto, per descrivere cosa mi ha spinto a sviluppare questo tema ancora in corso tra l'altro.
E' difficile trovare le situazioni, la luce e il modo per fotografare...il momento giusto. Ma il mio desiderio è che le immagini, quei volti raccontino la nostra vita semplice, oggi fatta soprattutto da incertezze, confusione, poca speranza...spero di riuscirci
".

Grazie Umberto, fino ad ora ci sei riuscito perfettamente e noi attendiamo i nuovi sviluppi.

Di seguito vi proponiamo un Motion frutto della collaborazione tra Umberto Verdoliva e Nubim Soyoung Kim, artista e compositrice di musica contemporanea: la traccia musicale è un remake di Libertango di Asto Piazzolla.



Potrete trovare Umberto anche su Flickr a questo link.

venerdì 7 ottobre 2011

Quando il ritratto diventa thriller: Tom Hoops


Qualcuno ha definito Tom Hoops il Quentin Tarantino del ritratto. Quello che è certo è che le sue fotografie intrigano, inquietano. Si naviga attraverso il suo sito incontrando volti avvolti in un pesante e magnetico bianco e nero, volti straordinari, ritratti che non si dimenticano.

Le storie che leggiamo negli sguardi, nelle pieghe del volto e negli atteggiamenti non sono certo favole ma piuttosto gialli e noir intrisi a volte di follia. Storie pesanti catturate come in un reportage che connotano il lavoro di Tom attraverso con uno stile unico e immediatamente riconoscibile anche nei suoi lavori commerciali.
Un grande talento, indubbiamente un vero mostro nascosto dietro l'obiettivo.
Questo il link al suo sito.



mercoledì 5 ottobre 2011

Danilo Maraschi scrive con la fotografia


Abbiamo "incontrato" Danilo Maraschi attraverso la nostra pagina Facebook. Ha cliccato su un "Mi piace" così siamo andati a trovarlo, digitalmente parlando. E' stata una visita piena di scoperte: Danilo ha un sito (questo il link) dove scrive attraverso fotografie, i suoi bianchi e neri raccontano storie di strada. Meglio, Danilo Maraschi ferma momenti di storie e ci costringe ad immaginarne il seguito, a chiederci dove mai starà andando quel bambino sul monopattino, un bambino sicuramente amato perché la mamma gli ha insegnato a mettere il casco. E' lì sospeso al centro dell'inquadratura ma sta correndo via e le linee del marciapiede e della strada sottolineano la gamba sollevata che spinge e spinge e spinge... E altre storie ancora, da osservare per trovare in ciascuna il proprio racconto.
E poi abbiamo visitato il suo blog (questo il link) e allora abbiamo capito. Danilo scrive davvero e scrive racconti brevi, presenta con queste parole il suo progetto 30 - Maalox generation:

“30” è la cronistoria di un mese, l’ultimo, di uno stabilimento in chiusura. Uno stabilimento che produceva migliaia di lavatrici al giorno su catena di montaggio, abitato da oltre cinquecento dipendenti.
Trenta sono i racconti, uno per ogni giorno, uno per ogni anima. Trenta sono le fotografie narrate di trenta personaggi diversi, buoni o cattivi che siano, che giorno dopo giorno si susseguono a volte sfiorandosi altre intrecciandosi per confluire tutte nell’ultima ora di lavoro.
I racconti hanno un tempo di lettura pari a quello necessario per l’assunzione di una pastiglia di Maalox, di cui, in una confezione se ne contano proprio trenta.
“30” è uno sfogo, un pianto, un urlo…

Noi vi abbiamo trovato i primi sei giorni, speriamo che Danilo continui a raccontare e, se lo farà, noi certamente continueremo a leggere le sue immagini e le sue parole.



martedì 24 maggio 2011

Eraclito, la Beat Genaration, il Mississippi e Cristiano Vassalli


Il pensiero di Eraclito è stato sintetizzato nella frase Panta rei os potamòs (Tutto scorre come un fiume) poi contratta in Panta rei.

Il fiume come metafora della vita: visioni diverse, diverse culture ma il fiume resta il simbolo del mutamento e del trascorrere del tempo. Ognuno di noi è un proprio personalissimo fiume e vive questa condizione con serenità, disperazione, inconsapevolezza, fatalismo o addirittura con un senso di appartenenza che risponde alla Grande Domanda come solo un saggio, cinese ovviamente, può fare: "La goccia d'acqua del fiume non si chiede quanto sia utile la sua esistenza. Essa è il fiume".

Cristiano Vassalli si racconta con gli scatti de Il mio Mississippi, fotografie sfumate dalla nebbia che dissolve all'alba in bianchi e neri appena velati da tracce di colore.
In lui restano vive le influenze della cultura americana che ha vissuto, giovanissimo e in prima persona, entrando in contatto con gli esponenti delle Beat Generation. 
Quando l'America era l'America. 
Cristiano poi è tornato e oggi vive e lavora in Italia, a Vigevano, come fotografo professionista ma un po' di Mississippi gli scorre ancora dentro e si mescola con le turbolenti acque del Ticino che espone in questa mostra perché, come scrive Norman MacLean nelle ultime righe del suo romanzo più famoso «Alla fine tutte le cose si fondono in una sola, e un fiume la attraversa».

Il mio Mississippi - A cura di Mariangela Maritato - Spazio Rocco Scotellaro, via Cesarea 49 Vigevano (Pv) - Dal 21 al 31 maggio 2011 - Tutti i giorni ore 17.00/19.00



Per conoscere meglio Cristiano Vassalli potete guardare le sue raccolte su Flickr a questo link.

venerdì 20 maggio 2011

Da Cechov alla Galchina, il filo grigio della malinconia.



Milena Galchina, giovane fotografa bulgara, ritrae paesaggi e scene quotidiane bloccando l'attimo, congelando il momento significante. Nelle sue immagini prende forma la lezione di Cechov sulla concretezza della narrazione e sul senso tragico delle piccole cose.

Da un punto di vista formale è curioso come il bianco e nero, predominante nella produzione della Galchina e così vibrante e espressivo, sia trattato con una ricchissima palette di colori, cioè una gamma infinita di grigi, mentre i soggetti a colori presentino una scala più limitata, come per un bisogno di monocromatismo, di misura.
I soggetti sono spesso paesaggi, scene naturali, piccoli animali; la presenza umana in questi boschi e panorami innevati è costante ma secondaria, si tratta di piccole figure senza volto e spesso in cammino.

Anche quando affronta il ritratto sono rari i piani ravvicinati; per la Galchina sfondo, contesto di vita e soggetto sembrano godere di pari attenzione. Uomo e ambiente sono sullo stesso piano, in assenza di movimento, di calore, di felicità.  Proprio come negli scritti di Cechov la scena è rappresentata nella sua oggettività, senza la sovrapposizione di elementi propri della visione etica, filosofica o spirituale dell’autore. Chi osserva deve essere libero di trarre le proprie conclusioni.

E l'effetto d'insieme, come nella migliore tradizione letteraria ed artistica russa in generale, è di soffusa malinconia. Potrete vedere il portfolio di Milena Galchina a questo link.


Milena Galchina

domenica 3 aprile 2011

Bianco e nero? Sì grazie, ma con uno spruzzo di seltz

 Fotografie di Chris Willis.

La tecnica del "colore selettivo" nella post produzione fotografica può essere utilizzata come un modo per attirare l'attenzione, ad esempio aggiungendo uno spruzzo di colore a una fotografia in bianco e nero. Come tutte le elaborazioni il risultato dipende dall'uso sapiente della tecnica e dal buon gusto dell'autore.
Abbiamo scelto di presentarvi due lavori di Chris Willis, un fotografo professionista che vive a San Francisco e che, come lui stesso dichiara nella sua presentazione su Flickr (questo il link) adora la macrofotografia ma fa anche molto altro. Ci sembra che l'uso che Chris ha fatto di questa tecnica si molto efficace e "delicato".
Questi i riferimenti di Chris Willis sul web: la sua pagina Facebook e il suo sito.

Già che ci siamo, abbiamo pensato di farvi cosa gradita pescando un tutorial da YouTube,  precisamente dal canale DigitalPhotoGuru, che qui sotto vi proponiamo.