martedì 7 giugno 2011

Giulio Cassanelli: metamorfosi della realtà


Eventi minimi che ingigantiti diventano astrazioni trasformandosi in forme e colori. 
E' la trasformazione infatti il tema della ricerca che Giulio Cassanelli ci propone nelle sue fotografie attraverso un residuo di vino in un calice e gli altri scatti della serie "Resti". 

La poetica di quello che rimane, la traccia residua che muta e si trasforma in altro, che vive di una sua propria forma sicuramente diversa e spesso irriconoscibile. In questo risiedono il fascino e il mistero che negli scatti di Giulio trasformano la traccia in un microcosmo, le sue riprese analitiche ci stupiscono catturando i micro movimenti incessanti e inesorabili della materia zoomata e indagata nelle alterazioni apportate dal tempo.

La definizione di metamorfosi è più o meno la seguente: trasformazione fisica o morale, reale o favolosa. Noi abbiamo visto un po' di tutto questo quando ci siamo ritrovati ad osservare da vicino i suoi pezzi unici in grande formato digital c-print, le fotografie di Giulio Cassanelli andrebbero viste così: da vicino. Ma dato che siamo sul web vi invitiamo a visitare il suo profilo a questo link ma anche a non perdere la sua prossima mostra.

lunedì 6 giugno 2011

Pietro Masturzo fotografa l'attesa


Pietro Masturzo è nato nel 1980 a Napoli.

Visitando il suo sito a questo link abbiamo saputo che ora è a Bengasi, in Libia.

Pietro ne ha fatta di strada: dopo essersi laureato in Relazioni internazionali a Napoli ha studiato fotografia a Roma e dal 2007 gira il mondo.

E scatta le sue foto. Storie di persone che vivono un momento politico-sociale drammatico, la quotidianità che cerca di sopravvivere alle notizie di cronaca, l'immane sforzo di voltare le spalle alla disperazione: tutto questo si trasforma da reportage in arte attraverso l'obiettivo di Pietro Masturzo.

Lui riesce a rendere l'attesa tangibile, è l'attesa che fa paura quando si vive a Teheran.

Si aspetta che accada qualche cosa, si vive attendendo un nuovo dramma con il cuore schiacciato dal terribile peso dell'ignoto, sperando però ogni volta che l'agonia di questa attesa sia più lunga, molto più lunga, talmente lunga da trasformarsi in speranza.

Nelle sue foto si sentono ronzare i neon, i mormorii e i sussurri, i sommessi rumori della notte, si vede il coraggio trovare la sua strada ed esplodere in un urlo, in un abbraccio.
E' per questo che il suo scatto dai tetti di Teheran ha vinto l'anno scorso il World Press Photo, Picture of the Year: una donna sopra un tetto che urla il suo grido di disperazione e di rabbia contro Ahmadineiad. Le luci del palazzo accese come in una perfetta scenografia teatrale. La didascalia recita: Teheran, giugno 2009, qualche giorno dopo le elezioni.

Vi invitiamo a leggere una bella intervista a Pietro Masturzo a questo link.

Noi abbiamo incontrato le foto di Pietro al Milan Image Art Fair, presentato da Mandeep Photography, una galleria, libreria e centro per produzioni multimediali che si occupa di curare e progettare la distribuzione multipiattaforma di contenuti fotografici, in particolare in relazione alla fotografia documentaria e al visual journalism. Potete visitare il sito di Mandeep Photography a questo link.

domenica 5 giugno 2011

L'eleganza delle piccole cose


C'è qualcosa di estremamente surreale nelle foto elaborazioni della serie "Minuscule" della fotografa spagnola Maite Guerrero.
Non solo per la scala degli oggetti fotografati ma soprattutto per l'accuratezza della scena, l'attenzione al colore e la profondità della ripresa. Nonostante il tipo di illuminazione crei un effetto drammatico il risultato finale è comunque divertente e giocoso.
Simile a quello dei piccoli mondi "stop motion" di Ryan Kothe che vi abbiamo presentato nelle scorse settimane.
Potete vedere una panoramica dei lavori di Maite Guerrero cliccando qui o visitando la sua pagina su Behance.












sabato 4 giugno 2011

La città fantasma


Nel video "Città di rovine" un aereo alleato sorvola la città di Varsavia nel 1945. Le immagini esprimono suggestivamente l'orrore e la portata della distruzione della capitale dopo la Seconda Guerra Mondiale, con una intensità che nessun documento ufficiale riuscirebbe a trasmettere.

Il filmato mostra come veramente apparisse Varsavia al termine della guerra e da quale devastazione essa si sia dovuta risollevare. Tuttavia la ripresa aerea, benchè assolutamente credibile, non è reale; si tratta di una ricostruzione digitale, realizzata dallo studio Platige Image di Varsavia per il Warsaw Rising Museum, e resa possibile dall'analisi di dati, materiale d'archivio e documentazioni fotografiche originali.
Tale ricostruzione, che ha richiesto due anni di impegno ed ha coinvolto oltre 30 persone tra grafici e tecnici, ha guadagnato a "Città di rovine" il Silver Award nella categoria audiovisivi, attribuito ogni anno dalla American Association of Museums Awards a quei progetti che, attraverso nuove tecnologie, arricchiscono l'aspetto emozionale e scientifico delle produzioni visive.

Dal 1906 l'AAM riunisce i musei e le istituzioni educative per promuovere, attraverso la loro cooperazione, nuovi standard di mostre, e consentire lo scambio di esperienze. Oggi 15.000 manager, scienziati e curatori, e 3.000 istituti sono membri della AAM. Tra i soci istituzionali compaiono musei culturali, scientifici, naturalistici oltre a giardini botanici, giardini zoologici e centri scientifici.

Platige Image è uno studio di post-produzione specializzato nella realizzazione di commercials, animazione avanzata ed effetti speciali per il cinema. Ha prodotto video di animazione per grandi brand come Tesco, Duracell, Kellogg's, Fiat, Canal + e LEGO.



City of ruins HD slideshowvideo from styczek on Vimeo.

venerdì 3 giugno 2011

Abu Dhabi in tutto il suo splendore e 21.000 scatti fotografici


Luci in movimento, auto e persone che corrono, aerei scintillanti nel cielo, riflessi sui vetri dei grattacieli; Abu Dhabi di notte appare come un organismo vivente. Flussi di traffico la attraversano come il sangue che scorre veloce attraverso le vene.

Per presentare la città nel suo pieno splendore, Beno Saradzic, regista, fotografo e direttore artistico di Timesand Studios, ha creato Abu Dhabi 2011, un film time-lapse della durata di quattro minuti, che ha richiesto otto settimane di lavoro e 21.000 scatti fotografici.

Descrivendo il film come un "atto d'amore" nei confronti di questa città, Saradzic spiega perché ha scelto di considerare Abu Dhabi come la sua musa. "Abu Dhabi è stata la mia casa per gli ultimi 20 anni. Dopo aver lavorato come illustratore e animatore 3D nel campo architettonico per lo più con le imprese immobiliari, ho assistito all'enorme sviluppo della città nel corso degli ultimi due decenni. Abu Dhabi è stata quindi una scelta ovvia per il mio primo tentativo di produrre un film time-lapse, un film che è essenzialmente un ritratto della città, il modo in cui l'ho vista: luogo dinamico, vivace e accattivante".

Il film inizia con scorci della città vecchia e loda gli sforzi dello Sceicco Zayed Bin Sultan Al Nahyan, il defunto presidente degli Emirati Arabi Uniti, che l'ha immaginata e costruita dalle fondamenta. "Abu Dhabi è stato il sogno dello Sceicco Zayed. Niente di tutto ciò sarebbe stato possibile senza la sua visione, il suo buon cuore e la determinazione ad investire la ricchezza generata dalle risorse naturali del paese per il suo popolo. Abu Dhabi è il suo più brillante diamante; da piccolo villaggio abitato da pescatori e raccoglitori di perle negli anni Sessanta è diventata un paradiso moderno per uno stile di vita cosmopolita e con un'architettura stupefacente", dice Saradzic.

La colonna sonora è stata composta da Vladimir Persan e contribuisce ad accrescere il livello emotivo del film e, come dice Saradzic, "fatevi un favore e guardate questo film con altoparlanti di alta qualità perché la musica composta da Vlad merita veramente di essere ascoltata in tutta la sua gloria".




ABU DHABI 2011 - time lapse film (Score by Vlad Persan) from Beno Saradzic on Vimeo.

Qui potete trovare altre immagini di Beno Saradzic.

giovedì 2 giugno 2011

OFFF 2011, per Barcellona è l'anno zero.


Una vastissima proposta di eventi caratterizzerà OFFF 2011,  programmato quest'anno a Barcellona dal 9 all'11 giugno.
In tre giorni oltre settanta conferenze, performances di vario genere, mostre, animazioni, installazioni interattive, mostre collettive e mostremercato, aree dedicate ai social network, feste a carattere artistico e chi più ne ha più ne metta, in questa promettente babilonia che si prefigge di "alimentare il futuro" attraverso l'arte.
Nato un decennio fa come contenitore di produzioni di arte contemporanea "post-digitale", luogo di incontro e di scambio attraverso conferenze, workshop e performance degli artisti più rilevanti dei nostri giorni, OFFF costituisce oggi un Festival artistico di assoluta risonanza internazionale, o per dirla con gli organizzatori, più che un Festival "la via di comprensione dell'arte; una strada di vita, evoluzione e trasformazione".

Nell' Openroom la conferenza di Cesar Pesquera: MOTION GRAPHICS
JUNE 9TH / 16:30 

Ospitato a Barcellona, New York, Lisbona e Parigi OFFF ha presentato artisti del calibro di Joshua Davis, Stefan Sagmeister, John Maeda, Neville Brody, Kyle Cooper, The Mill, Digital Kitchen, Ben Fry & Casey Reas, Golan Levin, Chris Milk, Rob Chiu, Julien Vallée, Paula Scher, Rick Poynor, Erik Spiekermann, Dvein, Erik Natzke, Vincent Moon, Ze Frank, Alex Trochut e molti altri, ma soprattutto ha lanciato tanti nuovi talenti, una generazione a cui ha dato visibilità e opportunità di crescita.  
Ad OFFF si deve la creazione di una vasta rete internazionale di artisti, sviluppatori, teorici e più semplicemente persone che amano l'arte in tutte le sue espressioni: studenti, appassionati, professionisti e curiosi. Tutti desiderosi di scoprire cosa avviene, di condividere le proprie conoscenze ed i propri desideri, di ispirare ed essere ispirati.
La rete OFFF include un centro di insegnamento, OFFF Atelier, ed una presenza continua sul web, oltre ad gruppo permanente di artisti, organizzatori e produttori che selezionano le nuove proposte.
Ne presenteremo alcune nei prossimi post.

L'immagine guida del workshop: INTERACTIVE DESIGN + THEORETICAL + SOFTWARE
JUNE 8TH / 9:00 to 19:00 

Qui potete scaricare il programma in pdf, assolutamente da vedere non soltanto per la ricchezza e qualità della proposta, ma per la bellezza di queste 48 pagine di presentazione.

Visita il sito di OFFF a questo link

mercoledì 1 giugno 2011

Quando il set è l'ambiente domestico


    Frame da "Metro Boulot Dodo" di Nicola Crivellari

Due video di giovani artisti sono ambientati nell'abitazione dei protagonisti del filmato.
Nel primo, il recente "Filo rosso", Federica Viani ci porta nella casa della nonna, anziana signora emiliana con un trascorso di partigiana combattente, decorata per i suoi meriti di guerra. E' un mondo di ricordi tangibili e non, fatto di fotografie, soprammobili, medaglie, stratificazioni di centrini e memorie.
I colori e gli arredi ci rimandano all'infanzia, alle atmosfere delle vacanze dai nonni.
Nessuna voce racconta, ma le immagini riprese in sequenza dicono più di mille parole.  Il sonoro è costituito dal rumore della macchina da cucire, con la quale simbolicamente l'anziana signora ricompone sulla linea Gotica un'Italia sbrindellata.
Il filo rosso che si dipana tra la nonna e Federica è la memoria, testimone affidato a mani più giovani.
Con un linguaggio delicato e suggestivo, la Viani in qualche modo ci coinvolge nell'impegno del  ricordo.


Il filo rosso from Federica Viani on Vimeo.


Realizzato nel 2008 "Metro Boulot Dodo" di Nicola Crivellari rappresenta con ironia la vita del protagonista, dominata dalle presenze artistiche: le figurine di Keith Harring, i personaggi surreali di Magritte, l'ago di Gae Aulenti, i wrapped di Christo e un'infinità di citazioni annidate ovunque, in un ossessivo gioco di "caccia all'autore".
Anche nell'ambiente familiare  moglie, nonna e suppellettili varie costituiscono una sorta di "galleria d'arte domestica"; vere e proprie installazioni corredate da tanto di targhetta didascalica.
In questa assenza di separazione tra arte e realtà Crivellari si interroga sulle conseguenze di una fruizione acritica e addomesticata: "Cosa succederebbe se si iniziassero ad utilizzare indistintamente allo stesso modo opere d'arte come oggetti della vita di tutti i giorni e principi artistici come regole di comportamento?
Domanda interessante...il dibattito è aperto.


Metro Boulot Dodo (2008) from Nicola Crivellari on Vimeo.


 Altri video di Crivellari,Viani e  molti altri giovani talenti a questo link